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Cos'è l'immunoterpia

Immunoterapia: la nuova frontiera per sconfiggere il cancro

Dicembre 27th, 2017 Posted by News No Comment yet

Combattere il cancro alla stregua di un’infezione. Si chiama immunoterapia ed è l’approccio terapeutico innovativo che punta ad attivare il sistema immunitario del paziente per riconoscere ed eliminare le cellule neoplastiche. A questa specialità è dedicato il neonato gruppo di lavoro, coordinato dall’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù, di Alleanza Contro il Cancro (ACC), la più grande rete di ricerca oncologica italiana, che mette insieme 20 IRCCS.

Il Working Group si occuperà della identificazione dei biomarcatori altamente predittivi di risposta ai nuovi approcci immunoterapici al fine di individuare in maniera precoce quei pazienti che ne possono beneficiare. In questo modo sarà possibile evitare di esporli a trattamenti potenzialmente associati ad effetti collaterali in assenza di beneficio clinico. Questo approccio consentirebbe inoltre di ridurre la spesa farmaceutica del Sistema Sanitario Nazionale per terapie ad alto costo.

L’attività sarà coordinata dalla professoressa Concetta Quintarelli, responsabile del Laboratorio di Terapia Genica dei tumori del Bambino Gesù, e si concentrerà sulla conversione dei pazienti non responsivi in responsivi con lo sviluppo di nuove terapie combinate. Alleanza Contro il Cancro, come già detto, è la più grande organizzazione di ricerca oncologica italiana. Fondata nel 2002 dal Ministero della Salute, è attualmente formata da 22 Istituti di Ricovero e Cura a Carattere Scientifico, AIMaC (Associazione italiana dei malati oncologici), Italian Sarcoma Group e l’Istituto Superiore di Sanità, che ne ospita gli uffici.

Cos’è l’immunoterapia

Spesso la cellula cancerogena si cela al sistema immunitario. Per renderla riconoscibile vengono infusi nel paziente dei reagenti per attivare il sistema immunitario: anticorpi e immunoglobuline che riconoscono selettivamente la cellula malata. Questi si mettono a ponte tra la cellula neoplastica e il sistema immunitario, attivando quest’ultimo affinché riconosca ed elimini la prima.

Strategie ancora più innovative prevedono la modifica genetica in laboratorio delle cellule T linfocitarie del paziente al fine di indurre la presenza nelle stesse di recettori specifici per riuscire a riconoscere un antigene espresso sulla cellula neoplastica. I recettori – chimerici antigenici – vengono di solito inseriti tramite vettori virali nella cellula T. Una volta esposti sulla sua membrana, circolano come soldati nel paziente riuscendo a riconoscere anche i siti metastatici della neoplasia stessa.

Questi approcci, estremamente innovativi nel contesto dei tumori solidi, sono oggi disponibili in Italia solo presso l’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù per bambini affetti da neuroblastoma (responsabile dello studio il professor Franco Locatelli, direttore del dipartimento di Onco-ematologia pediatrica e Medicina trasfusionale del Bambino Gesù). L’auspicio è che possano garantire i benefici ottenuti nel contesto di terapie applicate attualmente (principalmente negli Stati Uniti) anche alle neoplasie ematologiche linfoidi.

«Il mio compito – spiega la professoressa Quintarelli – è supportato concretamente da due coordinatori, Paola Nisticò dell’IRE di Roma e Vincenzo Russo dell’Ospedale San Raffaele di Milano. Il gruppo di lavoro è estremamente attivo e si è focalizzato nel contesto di pazienti affetti da carcinoma polmonare grazie al coordinamento con i gruppi di lavoro Polmone e Genomica. L’obiettivo è una profonda caratterizzazione dei pazienti inclusi nello studio clinico che partirà a breve nel contesto del WG Polmone per individuare laddove possibile i soggetti che beneficeranno dell’approccio immunoterapico e quelli in cui, al contrario, sarebbe auspicabile non utilizzarlo al fine di ridurre al minimo la tossicità».

Cos’è l’immunoterapia: le prospettive future

Nel futuro molto prossimo il Working Group ha l’obiettivo di estendere ciò che viene svolto sul polmone a tutti gli altri contesti neoplastici di cui ACC si interessa (melanoma, sarcomi, glioblastomi, gastrointestinale), non dimenticando che oltre ai pazienti adulti vi è la forte necessità clinica di intervenire con approcci innovativi anche nel contesto di quelli pediatrici. Questo perché all’interno di ACC, l’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù rappresenta le esigenze di questa specifica popolazione, spesso non presa in considerazione dagli investimenti delle case farmaceutiche, ma estremamente bisognosa di ricevere cure sempre più all’avanguardia.

«Il futuro – continua Quintarelli – si concentrerà sulla creazione di terapie mirate e specifiche per ogni singolo paziente ottenibili solo tramite un lavoro di rete come in ACC, che coagula specialità e ricercatori di ambiti differenti. La caratterizzazione approfondita di ogni singolo paziente ci permetterà di impostare correttamente la terapia aumentandone il beneficio e riducendone al contempo la tossicità».

Fonte: ospedalebambinogesù

tumori pediatrici: a rischio i bambini concepiti in provetta

Tumori infantili: a rischio i bambini concepiti in provetta

Dicembre 20th, 2017 Posted by News No Comment yet

«I bambini concepiti in seguito a trattamenti per la fertilità (e ovviamente i nati da fecondazione assistita) sono a maggior rischio di tumori infantili», conclusione di uno studio pubblicato nel marzo scorso dall’American Journal of Obstetric & Gynecology che ha seguito nate e nati fino al diciottesimo anno di età (su 242.187 casi osservati, l’incidenza di neoplasie è di 1,5 su mille concepiti in provetta contro 0,59 su mille in modo naturale). Molti altri studi arrivano a conclusioni analoghe.
Una ricerca pubblicata nell’ottobre 2016 da Pediatric Blood & Cancer, rivista della Siop (Società internazionale di Oncologia pediatrica), indica fra i nati da fecondazione assistita «un maggior rischio statisticamente significativo» per retinoblastoma e tumori del rene. Su Pediatrics (marzo 2016) si osservano «un aumentato rischio di leucemia» e «un elevato rischio di linfoma di Hodgkin nei concepiti con fecondazione assistita». Human Reproduction (vol.29, n.9, 2014) parla di «un maggior rischio di tumori del sistema nervoso centrale e di neoplasie epiteliali maligne». Altri studi indicano un aumentato rischio di malformazioni congenite e di nascite pre-termine. Fertility and Sterility (vol.103, n.3, marzo 2015) parla di «maggior rischio di malattie infettive (…), asma, problemi genito-urinari, epilessia o convulsioni».

Tumori infantili: intervista a Maura Massimino direttrice l’Oncologia pediatrica all’Istituto dei Tumori di Milano

Maura Massimino dirige l’Oncologia pediatrica all’Istituto dei Tumori di Milano. «Recentissimamente – dice – nel foglio di anamnesi dei pazienti abbiamo introdotto la richiesta di notizie sul concepimento, se naturale o assistito».

La sua pratica conferma quindi quanto rilevato da questi studi?
Purtroppo sì. Lo stiamo vedendo da almeno 10 anni. Si tratta di un problema crescente su cui gli studi, tutti sottoposti ad attenta peer-review (valutazione tra pari), richiamano l’attenzione. I dati sono sempre più significativi e ormai i follow-up arrivano fino ai 18 anni d’età.

Che tipi di tumori osservate?
Nella fascia 0-3 anni i più frequenti sono retinoblastoma, tumori del rene ed epatoblastoma. Ma l’aumento di rischio riguarda tutti i tipi di tumore, con particolare incidenza dei tumori del sangue.

Le risulta che i genitori fossero informati del rischio?
Mai imbattuta in una coppia consapevole. Tu dici: ah, è nato da fecondazione assistita!, e loro spalancano gli occhi. Sono più spesso i nonni, meno fiduciosi in queste tecnologie, a mettere in relazione malattia e concepimento non naturale.

Le coppie non vengono avvisate in fase di consenso informato?
Non ci è noto il contenuto dell’informazione.

L’aumento di rischio riguarda tutte le tecniche di fecondazione assistita?
Inizialmente si riteneva che la tecnica a maggior rischio fosse l’Icsi (Intracytoplasmatic Sperm Injection, microiniezione dello spermatozoo nel citoplasma ovocitario, la più utilizzata tra le tecniche di secondo livello, ndr). Sembra invece che le differenze tra tecniche non siano significative.

Come si spiega questo aumentato rischio? È per le terapie ormonali a cui viene sottoposta la madre (e/o la gestante, in caso di maternità surrogata, o la fornitrice di ovociti)? Dipende dall’età spesso avanzata dei genitori?
A mio parere – ma non sono ginecologo né genetista – i problemi potrebbero avere a che fare col fatto che con queste tecniche ci si sostituisce alla selezione naturale: non tutti gli ovociti forzati a maturare con stimolazioni ovariche sarebbero maturati naturalmente, forse perché non erano i più “adatti” alla procreazione. Anche per gli spermatozoi in laboratorio non si riproduce esattamente la selezione naturale. Si potrebbe sostenere che i gameti utilizzati nella fecondazione assistita non sono con certezza i migliori. E probabilmente in condizioni naturali non tutti gli embrioni realizzati in provetta si sarebbero sviluppati. Inoltre il microambiente in cui si verificano le prime fasi dello sviluppo embrionale è diverso dal grembo femminile, per informazioni biochimiche, assetto immunitario…

Pensando alle tecniche di diagnosi pre-impianto sugli embrioni, molti ritengono che i bambini nati da fecondazione assistita siano più sani di quelli concepiti naturalmente.
Non mi avventuro in questo territorio. Ma dai dati della letteratura scientifica sembrerebbe il contrario. Questi bambini presentano un maggior rischio sia di patologie connatali – cioè al momento della nascita – sia di malattie successive.

Esiste un piano per la prevenzione di questi rischi legati alla fecondazione assistita?
Non a mia conoscenza. Mai se n’è parlato in convegni o simposi internazionali di oncologia pediatrica.

Molte e molti giovani sembrano convinti di poter rimandare la procreazione, eventualmente congelando gli ovociti o con altre tecniche.
Il congelamento di ovociti e seme nasce in oncologia per non privare giovani sottoposti a terapie invasive della possibilità di avere figli in futuro. Ma alla luce di questi dati – i rischi per la salute di donne e bambini – credo sia molto sconsigliabile ricorrere a fecondazione assistita se non per ragioni di stretta necessità. Serve grande cautela. I bambini vanno fatti all’età giusta. Si devono ricreare le condizioni anche sociali perché questo torni a essere possibile.

Fonte: avvenire.it

lesioni agli occhi

Vista: testato con successo un idrogel che ripara le lesioni agli occhi

Dicembre 13th, 2017 Posted by News No Comment yet

Un gruppo di ricercatori dell’Università della California del Sud ha testato con successo un gel che potrà curare le lesioni agli occhi, almeno come primo rimedio d’emergenza. La fase sperimentale è stata conclusa sui conigli e i risultati sono stati pubblicati su Science Translational Medicine.

Lesioni agli occhi: l’idrogel

Una scoperta importante perché le lesioni traumatiche agli occhi richiedono un trattamento rapido per prevenire il deterioramento della vista. Questo idrogel sintetico potrà essere un’alternativa alla sutura o agli adesivi, ed essare un sigillante temporaneo. Dopo la gelificazione, può essere rimosso con acqua fredda, senza causare altri traumi.

Lesioni agli occhi: conseguenze

Le lesioni sulla parete dell’occhio causano cadute immediate nella pressione intraoculare che possono avere come conseguenza il distacco della retina e alla perdita permanente della vista, se non vengono trattate rapidamente dopo la lesione. L’idrogel sigillante testato è composto da N-isopropilacrilammide copolimerizzato con butilacrilato.

intervista a radio radio by night

Intervista a Radio Radio By Night Roma

Dicembre 6th, 2017 Posted by Informazioni sul Retinoblastoma, News No Comment yet

Continua la nostra iniziativa di Natale: quella di acquistare un campimetro per il nuovo ambulatorio di oculistica di Santa Marinella, dove i nostri bambini effettuano i controlli post terapici e di follow up.

Di seguito potete trovare le nostre segnalazioni sull’acquisto delle stelle di natale. Vogliamo ringraziare le redazioni di 7Salerno e di Quinews24 per aver promosso la nostra campagna natalizia:

Campagna natalizia per la lotta contro il retinoblastoma

Qui, invece, potete ascoltare la nostra intervista a Radio Radio By Night Roma:

Per partecipare alla nostra iniziativa potete donare liberamente, come, dove e quanto volete, attraverso un bonifico bancario intestato alla nostra Onlus, con carta di credito o PayPal, o acquistando le nostre stelle di natale di cioccolato al costo di 6 euro.
Per maggiori informazioni potete cliccare su questa pagina.

L'immunoterapia per curare i tumori pediatrici

Immunoterapia: le nuove frontiere nella cura dei tumori pediatrici

Novembre 22nd, 2017 Posted by News No Comment yet

Presentate durante il simposio internazionale ‘Immunotherapy of childhood cancer’ i promettenti risultati degli studi di un team di ricercatori dell’ospedale pediatrico Bambino Gesù.

Immunoterapia: i dati

Nel quinquennio 2016-2020, in Italia, saranno diagnosticati settemila tumori tra i bambini e quattromila tra gli adolescenti. Questo almeno è quanto prospettano le stime dell’Associazione italiana registri tumori (Airtum), numeri certamente non elevati ma non per questo meno tragici, soprattutto se si pensa all’impatto che una diagnosi del genere può avere sulla vita di un bambino, di un adolescente e della sua famiglia .”Si registra piùo meno un’incidenza di 180 casi per milione di soggetti l’anno, quindi possiamo affermare che il tumore pediatrico sia raro”, conferma Franco Locatelli, direttore del dipartimento di oncoematologia e medicina trasfusionale dell’ospedale pediatrico Bambino Gesù di Roma e co-presidente del simposio internazionale ‘Immunotherapy of childhood cancer’ svoltosi recentemente a Roma e promosso dalla Fondazione internazionale Menarini.

I dati che riguardano l’incidenza di questo tipo di patologie non hanno subito variazioni rilevanti negli ultimi quarant’anni, quel che è decisamente cambiato in questo lasso di tempo è invece il tasso di mortalità, che è in netta diminuzione. I bambini e i ragazzi tra 0 e 19 anni che muoiono di tumore sono sempre meno: negli ultimi anni i decessi sono stati circa un terzo di quelli registrati nei primi anni Settanta.

L’importanza dell’immunoterapia

Sono i tumori del sangue (e in particolare le leucemie) a mostrare i successi maggiori con una sopravvivenza che in alcuni casi oggi supera il 90 per cento dei casi. Il merito è largamente attribuibile all’uso della chemioterapia secondo schemi ben definiti, con un approccio messo a punto grazie alla cooperazione internazionale fra oncologi pediatri. Ai successi di questa tecnica si aggiunge il trapianto di midollo, di cui i medici italiani sono stati promotori e pionieri. “Risultati ottenuti anche grazie all’immunoterapia antitumorale – aggiunge Lorenzo Moretta, direttore del dipartimento di laboratori e diagnostica Immunologica dell’ospedale pediatrico Bambino Gesùdi Roma e co-presidente del simposio – un insieme di approcci terapeutici altamente innovativi e sofisticati che consentono il trattamento di neoplasie attivando e potenziando il sistema immunitario del paziente, inducendolo ad attaccare le cellule neoplastiche”.

Immunoterapia: le nuove cure

Tra gli argomenti del simposio, da segnalare soprattutto le nuove tecniche di trapianto di cellule staminali emopoietiche da genitore per combattere i tumori del sangue. Per tanti anni, l’unico donatore impiegato è stato un fratello o una sorella immunogeneticamente compatibile con il paziente. Ma la possibilità che due fratelli siano identici tra loro è solamente del 25 per cento. Per ovviare a questa limitazione, sono stati creati i ‘Registri dei donatori volontari di midollo osseo’ che arruolano ormai più di 29 milioni di donatori e le ‘Banche di raccolta e conservazione del sangue placentare’, le quali rendono disponibili circa 700 mila unità nel mondo.A dispetto di questi numeri, esiste un 30-40 per cento di pazienti che non trova un donatore idoneo o che ha un’urgenza di essere avviato al trapianto in tempi non compatibili con quelli necessari a identificare un donatore al di fuori dell’ambito familiare.

“Con lo scopo di rispondere a questa urgenza terapeutica, negli ultimi vent’anni si è investito molto nell’utilizzo di uno dei due genitori come donatore di cellule staminali emopoietiche – prosegue Moretta – tuttavia, l’utilizzo di queste cellule senza alcuna manipolazione rischia di causare gravi complicanze, potenzialmente fatali, correlate alla procedura trapiantologica stessa. Per questo motivo, fino a pochi anni fa, si utilizzava un metodo di ‘purificazione’di queste cellule che garantiva una buona percentuale di successo del trapianto ma che, sfortunatamente, si associava a un elevato rischio infettivo, soprattutto nei primi mesi dopo il trapianto, con un’elevata mortalità. Come risultato finale, i trapianti da uno dei due genitori avevano una probabilità di successo significativamente inferiore a quella ottenibile impiegando come donatore un fratello o una sorella, oppur un soggetto identificato al di fuori dell’ambito familiare”.

Immunoterapia: una nuova tecnica di manipolazione delle cellule staminali

Negli ultimi anni, i ricercatori dell’ospedale Bambino Gesù hanno dedicato i loro sforzi a mettere a punto una nuova tecnica di manipolazione delle cellule staminali che permette di eliminare le cellule ‘pericolose’ – linfociti T alfa/beta+ – responsabili dello sviluppo di complicanze legate all’aggressione da parte di cellule del donatore sui tessuti del ricevente lasciando peròelevate quantitàdi cellule buone – ovvero i linfociti T gamma/delta+ e le cellule natural killer – capaci di proteggere il bambino da infezioni severe e dalla ricaduta di malattia.

“I risultati ottenuti dimostrano come il rischio di mortalità da trapianto è straordinariamente basso, nell’ordine del 5 per cento, e il rischio di ricaduta di malattia è del 24 per cento – spiega Locatelli – conseguentemente, la probabilità di cura definitiva per questi bambini è superiore al 70 per cento, un valore sovrapponibile (anzi lievemente migliore) a quello ottenuto nello stesso periodo in pazienti leucemici trapiantati da un donatore, familiare o non consanguineo, perfettamente compatibile”.

Inoltre, il rischio particolarmente basso di sviluppare complicanze a breve e lungo termine correlate al trapianto ottenuto grazie a questo nuovo approccio metodologico, rende questa procedura un traguardo solo pochi anni fa impensabile euna realtà potenzialmente applicabile a centinaia di altri bambini nel mondo.

Immunoterapia: il prossimo passo

E la ricerca non si ferma qui: la prossima frontiera riguarda l’individuazione di nuove strategie per attaccare altri tipi di tumori.

“Al Bambino Gesù abbiamo sviluppato due trial accademici che abbiamo sottoposto all’Agenzia italiana del farmaco (Aifa), uno per le leucemie linfoblastiche acute, l’altro per il neuroblastoma, il tumore solido piùfrequente in età pediatrica” annuncia Locatelli.

La sfida di trasferire le conoscenze scientifiche e i trattamenti innovativi dalle neoplasie ematologiche ai tumori solidi è appena cominciata.

salute degli occhi: 10 falsi miti

10 falsi miti sulla salute degli occhi

Ottobre 18th, 2017 Posted by News No Comment yet

La vista è un bene prezioso perché permette di raccogliere oltre l’80% delle informazioni che ci giungono dall’ambiente. È uno dei cinque sensi, forse il più importante, e va salvaguardato con un’adeguata prevenzione e una corretta informazione. Ecco un piccolo promemoria con cui vogliamo sfatare 10 falsi miti sulla salute degli occhi ricordando a tutti l’importanza di sottoporsi a visite periodiche dall’oculista.

  1. Quando non vedi bene basta prendere un paio di occhiali da vista già pronto: Falso. In caso di problemi di vista è fondamentale fare una visita dal medico oculista che valuterà lo stato di salute degli occhi, la necessità o meno degli occhiali o darà altre indicazioni. Mai affidarsi al fai-da-te in questi casi.
  2. Stare troppo di fronte ad uno schermo fa male agli occhi: falso. Il computer, la tv e i cellulari non danneggiano l’occhio, ma è importante rispettare pause regolari di riposo e avere una buona illuminazione (senza riflessi) per evitare di affaticare la vista.
  3. Gli occhi storti non sono curabili: falso. Lo strabismo, soprattutto in età pediatrica, è un campanello d’allarme: bisogna andare subito dall’oculista e individuarne le cause.
    Può essere anche un importante segnale associato all’ambliopia (occhio pigro): la diagnosi prima dei 6 anni consente un recupero totale del visus grazie alla riabilitazione, l’occhio che vede bene deve essere bendato al fine di incoraggiare quello pigro a lavorare di più.
    Se lo strabismo si manifesta per un difetto rifrattivo occorre mettere delle lenti. In alcuni casi si può intervenire chirurgicamente sui muscoli oculari.
  4. Allattare al seno fa calare la vista: falso. l nesso non è scientificamente dimostrato. È fondamentale, comunque, mantenere una buona idratazione durante l’allattamento (bere almeno due litri d’acqua al giorno).
  5. Portare troppo gli occhiali peggiora la vista: falso. Al contrario è vero che si affatica la vista se non si portano gli occhiali prescritti dall’oculista.
  6. Al mare e in piscina si possono sempre mettere le lenti a contatto: falso. Non è così, anzi è sconsigliabile. Infatti le lenti a contatto possono contaminarsi e predisporre maggiormente a cheratiti e congiuntiviti. Chiunque ne facesse uso e avesse un contatto con l’acqua è opportuno che le levi immediatamente e le butti via.
  7. Fare il laser guarisce la miopia e permette di non portare più gli occhiali: falso. Il laser corregge il difetto di refrazione (la miopia), ma le caratteristiche anatomiche dell’occhio miope non cambiano. Ciò significa che i soggetti che si definiscono “ex-miopi” devono continuare a fare regolarmente le visite oculistiche di controllo. Inoltre non è detto che si eliminino del tutto gli occhiali e, anche se l’intervento laser ha avuto esito positivo, in seguito potrebbe essere necessario rimetterli.
  8. Operarsi di cataratta è pericoloso: falso. Si tratta dell’operazione chirurgica più eseguita al mondo e l’intervento presenta elevati livelli di sicurezza. Naturalmente, come per ogni trattamento chirurgico, non si possono escludere delle complicanze.
    Allo stato attuale normalmente non viene eliminata la necessità degli occhiali, però c’è la possibilità di impiantare lenti intraoculari (IOL) multifocali che potrebbero persino consentire di farne a meno.
  9.  La cataratta si opera sempre col laser: falso. Si tratta di un intervento chirurgico che si effettua in sala operatoria utilizzando un microscopio operatorio, un macchinario dedicato (il facoemulsificatore) e altri strumenti chirurgici. Al momento, tuttavia, in pochi centri si utilizza il laser per alcune fasi dell’intervento.
  10. Parlare di diottrie è lo stesso che parlare di decimi o di gradi: falso. Le diottrie sono l’unità di misura del difetto di vista (miopia, ipermetropia, astigmatismo, presbiopia) e possono avere segno negativo o positivo. Esprimono, in sintesi, il valore delle lenti correttive che annullano il difetto. Non esistono i “gradi” di vista, ma bisogna parlare invece di acuità visiva. Per quantificarla si utilizza una scala decimale che va da 10/10 (dieci decimi), ossia il massimo, fino a 0/10 (zero decimi) ovvero assenza di vista. Le diottrie, quindi, non sono sinonimo né di decimi né di gradi.

A cura del Ministero della salute.

giornata mondiale della vista iniziative 2017

Giornata mondiale della vista: diamo luce al buio

Ottobre 11th, 2017 Posted by News No Comment yet

Prevenzione, cura e riabilitazione visiva: un patrimonio da garantire a tutti.

In occasione della Giornata Mondiale della Vista 2017, che si celebrrà domani 12 ottobre 2017 in tutto il mondo, in Italia sono state prganizzate diverse iniziative gratuite in un centinaio di città italiane, con distribuzione di materiale informativo, incontri divulgativi, check-up oculistici gratuiti.

Giornata mondiale della vista: un deficit mondiale

La vista è il senso più importante perché permette di raccogliere oltre l’80% delle informazioni che ci giungono dall’ambiente. A questa affermazione, che trova tutti concordi, non corrisponde però una prassi sanitaria che consenta alle persone che non accusano problemi di vista di sottoporsi a controlli oculistici con una certa regolarità.
Le ultime stime su cui sta lavorando l’Organizzazione Mondiale della Sanità relative ai deficit della vista, non ancora pubblicate, riportano la quantità e distribuzione nelle diverse aree del pianeta: nel mondo ci sono 227 milioni di persone con una ipovisione grave e sono 25 milioni i ciechi per malattie non curabili.
In Italia i ciechi sono stimati essere circa 362 mila e circa un milione e mezzo gli ipovedenti.
Il numero di persone con una malattia oculare che li spinge a cercare e ricevere cure oftalmologiche o refrattive (occhiali) sarebbe nell’ordine dei 3 miliardi di persone, a cui si deve garantire l’accesso a cure di qualità ed in tempo per proteggere la loro vista.

Giornata mondiale della vista: un bene prezioso da tutelare sempre

Per questo da molti anni la nostra asociazione, insieme all’Agenzia Internazionale per la Prevenzione della Cecità cercano di rendere alla portata di tutti le informazioni sulle patologie oculari, le terapie e i servizi a disposizione. In poche parole si impegna perché la prevenzione e la cura delle malattie oculari, così come la riabilitazione visiva, siano accessibili a tutti.
La giornata mondiale della vista, celebrata il secondo giovedì di ottobre, rappresenta il momento più importante per ricordare alle istituzioni e alla popolazione che la vista è un bene prezioso da tutelare sempre.

Via: oculistaitaliano.it

eye see, il casco che aiuta i non vedenti

Eye See: un casco innovativo per aiutare i non vedenti

Ottobre 4th, 2017 Posted by News No Comment yet

Dalla Cina arriva uno casco in grado di aiutare le persone ipovedenti o affette da cecità. L’Eye See è il frutto del lavoro di cinque studenti.

Si tratta di un elmetto il cui componente principale è un radar laser, simile a quelli che vengono utilizzati dai sistemi di guida automatica montati sulle automobili di nuova generazione: può effettuare una scansione omnidirezionale completa a 360°, identificando e segnalando ostacoli nel raggio di 3 metri tramite un particolare segnale acustico.

Eye See: quali compiti può svolgere

  1. Aiutare la persona descrivendo ciò che vede, permettendo così al non vedente di ottenere indicazioni dell’oggetto o della persona che ha di fronte. Tutto questo accade grazie ad una piccola Intelligenza Artificiale di cui è dotato l’elmetto, che tramite il riconoscimento di un’immagine può, ad esempio, descrivere i colori dei vestiti indossati da chi si ha di fronte, o ipotizzare grossomodo l’età della persona, effettuandone una descrizione verbale.
  2. Riconoscere gli ideogrammi cinesi e quindi leggere in modo preciso ed accurato ad alta voce. Questo permette di aiutare non solo chi non vede, ma anche le persone ipovedenti nella lettura di libri, riviste, cartelli.

Eye See: un casco diverso dagli altri

Caschi destinati a persone con problemi visivi erano già stati utilizzati in precedenza, in particolare quelli denominati Sonic Eye, che consentivano agli utenti di tenere traccia del loro raggio di azione, utilizzando un sistema basato sull’echolocation, utile per determinare quanto lontano o vicino fossero da un oggetto.

Ma, con il suo software di riconoscimento di testi e immagini, questo casco sembra essere decisamente qualcosa di molto più innovativo e migliorativo.

Finora i cinque studenti hanno depositato ben 17 brevetti, e pare che non vogliano minimamente fermarsi, continuando a lavorare sull’ottimizzazione del sistema per rendere il casco un supporto che sia possibile produrre in serie, diventando quindi facilmente accessibile a chiunque abbia problemi di cecità o ipovisione.

Fonte: Ninjamarketing

Screening oculistico bambini

Screening oculistico pediatrico: quando e come effettuarlo

Settembre 27th, 2017 Posted by News No Comment yet

L’occhio e l’apparato visivo rappresentano la nostra finestra sul mondo. Numerose sono le patologie sia dell’occhio sia di altri organi che possono interferire con lo sviluppo della vista e compromettere a volte in maniera irreversibile la funzione visiva. Gli screening oculistici hanno lo scopo di individuare queste patologie oculari in maniera semplice e non invasiva.

Screening Oculistico Peditrico: primo controllo

Il primo screening va effettuato alla nascita attraverso il test del riflesso rosso in campo pupillare che può essere eseguito dal Neonatologo o Pediatra presso il Punto Nascita prima della dimissione del neonato.
La sua funzione è di estrema importanza e serve ad individuare malattie gravi quali: il retinoblastoma (tumore oculare che può compromettere non solo lo sviluppo visivo, ma mettere a rischio anche la sopravvivenza del piccolo), la cataratta congenita, il glaucoma congenito, la retinopatia del prematuro. La diagnosi precoce di queste malattie permette un trattamento tempestivo che può migliorare lo sviluppo della visione e limitare i danni di vista permanenti. In presenza di sospetto clinico di una di queste patologie sarà l’oculista pediatra che dovrà effettuare una valutazione completa e attivare l’appropriato percorso terapeutico.

Screening Oculistico Pediatrico: passi successivi

Entro i 3 anni di età è raccomandato uno screening visivo che serve ad escludere difetti refrattivi o di vista, presenza di ambliopia (definita in maniera colloquiale come “occhio pigro), strabismo o anomalie della motilità oculare. Questo screening, che deve essere eseguito dall’ortottista e dall’oculista pediatra, si basa sull’impiego di test molto semplici e di rapida esecuzione che sono fondamentali nel diagnosticare difetti che, se corretti in tempo, non limiteranno il fisiologico processo di sviluppo della visione.

Fonte: ospedalebambinogesu.it

Tumori Pediatrici: una nuova tecnica contro le reazioni allergiche

Tumori pediatrici: una nuova tecnica contro le reazioni allergiche

Settembre 12th, 2017 Posted by News No Comment yet

Buone notizie per quei bambini malati di tumore che oggi sono costretti a interrompere la chemioterapia con carboplatino a causa di reazioni allergiche anche molto gravi al farmaco.

Tumori Pediatrici: la desensibilizzazione al carboplatino

Grazie a un’idea degli oncologi pediatri dell’Università Cattolica del Sacro Cuore e della Fondazione Policlinico A. Gemelli di Roma questi piccoli pazienti potranno evitare reazioni allergiche e continuare la cura: si tratta della pratica di desensibilizzazione al carboplatino, un metodo innovativo studiato dall’équipe dell’Oncologia pediatrica del Gemelli per un uso efficace del farmaco e che consiste nel dare dosi crescenti della sostanza così da evitare reazioni allergiche e rendere l’organismo tollerante al chemioterapico (al pari di quanto si fa oggi per curare alcune allergie alimentari). La tecnica è stata testata su tumori del cervello in età pediatrica chiamati gliomi.

Lo studio condotto dal docente della Cattolica di Roma Antonio Ruggiero dell’équipe medica dell’U.O.C. di Oncologia Pediatrica della Fondazione Policlinico Universitario Agostino Gemelli e pubblicato recentemente sulla rivista Frontiers in Pharmacology, dimostra come sia possibile un’adeguata strategia di gestione delle reazioni allergiche al carboplatino che permette di evitare l’interruzione precoce del trattamento efficace con il farmaco, eliminando il ricorso a chemioterapie di seconda linea, più tossiche e meno efficaci.

Tumori Pediatrici: i gliomi

I gliomi di basso grado sono i tumori cerebrali pediatrici più diffusi. Vengono trattati in prima istanza chirurgicamente mentre in caso di progressione di malattia o di tumori ricorrenti con deterioramento delle funzioni visive e ipofisarie, i pazienti vengono sottoposti a chemioterapia e in casi selezionati a radioterapia.

Tumori Pediatrici: la terapia

Il trattamento chemioterapico più efficace si basa sull’utilizzo del carboplatino. Questo chemioterapico può determinare tuttavia una reazione di ipersensibilità fino a 2 bambini su 3 provocando un’interruzione prematura del trattamento con carboplatino che viene sostituito da chemioterapici di seconda linea, meno efficaci e più tossici in termini di effetti collaterali e rischio di secondi tumori. L’aumento del tempo di infusione, come suggerito da diversi autori, si dimostra spesso inefficace esponendo inoltre i pazienti al rischio di gravi CHR che possono essere pericolose per la vita.

Tumori Pediatrici: la nuova tecnica

Lo studio condotto dal professor Ruggiero ha permesso di elaborare un protocollo di desensibilizzazione basato su un’infusione prolungata del carboplatino a concentrazioni crescenti. «Il nostro metodo», afferma il professor Ruggiero, «consiste non solo in un aumento del tempo di infusione del farmaco ma in una modalità di somministrazione a concentrazioni crescenti».
In questo modo i bambini riescono a tollerare l’infusione del farmaco evitando le CHR e a completare il programma terapeutico basato sul carboplatino beneficiando dell’efficacia di questo farmaco. «Questa strategia di somministrazione», continua l’oncologo pediatra della Cattolica e del Gemelli, «efficace nei bambini con gliomi, può essere estesa a tutti i tipi di tumore dell’età pediatrica oltre che dell’età adulta per il cui trattamento viene utilizzato il carboplatino. Inoltre, questa strategia può rappresentare il modello di riferimento per le ipersensibilità da altri chemioterapici».

Fonte: italiasalute.it

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