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lesioni agli occhi

Vista: testato con successo un idrogel che ripara le lesioni agli occhi

Dicembre 13th, 2017 Posted by News No Comment yet

Un gruppo di ricercatori dell’Università della California del Sud ha testato con successo un gel che potrà curare le lesioni agli occhi, almeno come primo rimedio d’emergenza. La fase sperimentale è stata conclusa sui conigli e i risultati sono stati pubblicati su Science Translational Medicine.

Lesioni agli occhi: l’idrogel

Una scoperta importante perché le lesioni traumatiche agli occhi richiedono un trattamento rapido per prevenire il deterioramento della vista. Questo idrogel sintetico potrà essere un’alternativa alla sutura o agli adesivi, ed essare un sigillante temporaneo. Dopo la gelificazione, può essere rimosso con acqua fredda, senza causare altri traumi.

Lesioni agli occhi: conseguenze

Le lesioni sulla parete dell’occhio causano cadute immediate nella pressione intraoculare che possono avere come conseguenza il distacco della retina e alla perdita permanente della vista, se non vengono trattate rapidamente dopo la lesione. L’idrogel sigillante testato è composto da N-isopropilacrilammide copolimerizzato con butilacrilato.

intervista a radio radio by night

Intervista a Radio Radio By Night Roma

Dicembre 6th, 2017 Posted by Informazioni sul Retinoblastoma, News No Comment yet

Continua la nostra iniziativa di Natale: quella di acquistare un campimetro per il nuovo ambulatorio di oculistica di Santa Marinella, dove i nostri bambini effettuano i controlli post terapici e di follow up.

Di seguito potete trovare le nostre segnalazioni sull’acquisto delle stelle di natale. Vogliamo ringraziare le redazioni di 7Salerno e di Quinews24 per aver promosso la nostra campagna natalizia:

Campagna natalizia per la lotta contro il retinoblastoma

Qui, invece, potete ascoltare la nostra intervista a Radio Radio By Night Roma:

Per partecipare alla nostra iniziativa potete donare liberamente, come, dove e quanto volete, attraverso un bonifico bancario intestato alla nostra Onlus, con carta di credito o PayPal, o acquistando le nostre stelle di natale di cioccolato al costo di 6 euro.
Per maggiori informazioni potete cliccare su questa pagina.

L'immunoterapia per curare i tumori pediatrici

Immunoterapia: le nuove frontiere nella cura dei tumori pediatrici

Novembre 22nd, 2017 Posted by News No Comment yet

Presentate durante il simposio internazionale ‘Immunotherapy of childhood cancer’ i promettenti risultati degli studi di un team di ricercatori dell’ospedale pediatrico Bambino Gesù.

Immunoterapia: i dati

Nel quinquennio 2016-2020, in Italia, saranno diagnosticati settemila tumori tra i bambini e quattromila tra gli adolescenti. Questo almeno è quanto prospettano le stime dell’Associazione italiana registri tumori (Airtum), numeri certamente non elevati ma non per questo meno tragici, soprattutto se si pensa all’impatto che una diagnosi del genere può avere sulla vita di un bambino, di un adolescente e della sua famiglia .”Si registra piùo meno un’incidenza di 180 casi per milione di soggetti l’anno, quindi possiamo affermare che il tumore pediatrico sia raro”, conferma Franco Locatelli, direttore del dipartimento di oncoematologia e medicina trasfusionale dell’ospedale pediatrico Bambino Gesù di Roma e co-presidente del simposio internazionale ‘Immunotherapy of childhood cancer’ svoltosi recentemente a Roma e promosso dalla Fondazione internazionale Menarini.

I dati che riguardano l’incidenza di questo tipo di patologie non hanno subito variazioni rilevanti negli ultimi quarant’anni, quel che è decisamente cambiato in questo lasso di tempo è invece il tasso di mortalità, che è in netta diminuzione. I bambini e i ragazzi tra 0 e 19 anni che muoiono di tumore sono sempre meno: negli ultimi anni i decessi sono stati circa un terzo di quelli registrati nei primi anni Settanta.

L’importanza dell’immunoterapia

Sono i tumori del sangue (e in particolare le leucemie) a mostrare i successi maggiori con una sopravvivenza che in alcuni casi oggi supera il 90 per cento dei casi. Il merito è largamente attribuibile all’uso della chemioterapia secondo schemi ben definiti, con un approccio messo a punto grazie alla cooperazione internazionale fra oncologi pediatri. Ai successi di questa tecnica si aggiunge il trapianto di midollo, di cui i medici italiani sono stati promotori e pionieri. “Risultati ottenuti anche grazie all’immunoterapia antitumorale – aggiunge Lorenzo Moretta, direttore del dipartimento di laboratori e diagnostica Immunologica dell’ospedale pediatrico Bambino Gesùdi Roma e co-presidente del simposio – un insieme di approcci terapeutici altamente innovativi e sofisticati che consentono il trattamento di neoplasie attivando e potenziando il sistema immunitario del paziente, inducendolo ad attaccare le cellule neoplastiche”.

Immunoterapia: le nuove cure

Tra gli argomenti del simposio, da segnalare soprattutto le nuove tecniche di trapianto di cellule staminali emopoietiche da genitore per combattere i tumori del sangue. Per tanti anni, l’unico donatore impiegato è stato un fratello o una sorella immunogeneticamente compatibile con il paziente. Ma la possibilità che due fratelli siano identici tra loro è solamente del 25 per cento. Per ovviare a questa limitazione, sono stati creati i ‘Registri dei donatori volontari di midollo osseo’ che arruolano ormai più di 29 milioni di donatori e le ‘Banche di raccolta e conservazione del sangue placentare’, le quali rendono disponibili circa 700 mila unità nel mondo.A dispetto di questi numeri, esiste un 30-40 per cento di pazienti che non trova un donatore idoneo o che ha un’urgenza di essere avviato al trapianto in tempi non compatibili con quelli necessari a identificare un donatore al di fuori dell’ambito familiare.

“Con lo scopo di rispondere a questa urgenza terapeutica, negli ultimi vent’anni si è investito molto nell’utilizzo di uno dei due genitori come donatore di cellule staminali emopoietiche – prosegue Moretta – tuttavia, l’utilizzo di queste cellule senza alcuna manipolazione rischia di causare gravi complicanze, potenzialmente fatali, correlate alla procedura trapiantologica stessa. Per questo motivo, fino a pochi anni fa, si utilizzava un metodo di ‘purificazione’di queste cellule che garantiva una buona percentuale di successo del trapianto ma che, sfortunatamente, si associava a un elevato rischio infettivo, soprattutto nei primi mesi dopo il trapianto, con un’elevata mortalità. Come risultato finale, i trapianti da uno dei due genitori avevano una probabilità di successo significativamente inferiore a quella ottenibile impiegando come donatore un fratello o una sorella, oppur un soggetto identificato al di fuori dell’ambito familiare”.

Immunoterapia: una nuova tecnica di manipolazione delle cellule staminali

Negli ultimi anni, i ricercatori dell’ospedale Bambino Gesù hanno dedicato i loro sforzi a mettere a punto una nuova tecnica di manipolazione delle cellule staminali che permette di eliminare le cellule ‘pericolose’ – linfociti T alfa/beta+ – responsabili dello sviluppo di complicanze legate all’aggressione da parte di cellule del donatore sui tessuti del ricevente lasciando peròelevate quantitàdi cellule buone – ovvero i linfociti T gamma/delta+ e le cellule natural killer – capaci di proteggere il bambino da infezioni severe e dalla ricaduta di malattia.

“I risultati ottenuti dimostrano come il rischio di mortalità da trapianto è straordinariamente basso, nell’ordine del 5 per cento, e il rischio di ricaduta di malattia è del 24 per cento – spiega Locatelli – conseguentemente, la probabilità di cura definitiva per questi bambini è superiore al 70 per cento, un valore sovrapponibile (anzi lievemente migliore) a quello ottenuto nello stesso periodo in pazienti leucemici trapiantati da un donatore, familiare o non consanguineo, perfettamente compatibile”.

Inoltre, il rischio particolarmente basso di sviluppare complicanze a breve e lungo termine correlate al trapianto ottenuto grazie a questo nuovo approccio metodologico, rende questa procedura un traguardo solo pochi anni fa impensabile euna realtà potenzialmente applicabile a centinaia di altri bambini nel mondo.

Immunoterapia: il prossimo passo

E la ricerca non si ferma qui: la prossima frontiera riguarda l’individuazione di nuove strategie per attaccare altri tipi di tumori.

“Al Bambino Gesù abbiamo sviluppato due trial accademici che abbiamo sottoposto all’Agenzia italiana del farmaco (Aifa), uno per le leucemie linfoblastiche acute, l’altro per il neuroblastoma, il tumore solido piùfrequente in età pediatrica” annuncia Locatelli.

La sfida di trasferire le conoscenze scientifiche e i trattamenti innovativi dalle neoplasie ematologiche ai tumori solidi è appena cominciata.

aiutaci a donare un campimetro

Aiutaci a donare un campimetro

Novembre 15th, 2017 Posted by Informazioni sul Retinoblastoma No Comment yet

Anche quest’anno, l’Ailr è al fianco dei bambini e dei dottori che lottano contro il retinoblastoma. L’impegno preso con il dottor Romanzo e con tutti i nostri amici e sostenitori è quello di acquistare un campimetro per il nuovo ambulatorio di oculistica di Santa Marinella, dove i nostri bimbi effettuano i controlli post terapici e di follow up.

campimetroPuoi donare liberamente, come, dove e quanto vuoi, attraverso un bonifico bancario intestato alla nostra Onlus, con carta di credito o PayPal. Trovi tutte le info a questa pagina.

retinoblastoma: biopsia dall'umore acqueo

Retinoblastoma: la biopsia liquida dall’umore acqueo

Novembre 8th, 2017 Posted by Informazioni sul Retinoblastoma No Comment yet

Una tecnica messa a punto da ricercatori americani sarebbe riuscita a dimostrare la presenza di DNA tumorale nel liquidi prelevato dalla parte anteriore dell’occhio. Lo studio su JAMA Ophthalmology.

Dalle gocce di umore acqueo sarebbe possibile evidenziare la presenza di DNA tumorale, per la diagnosi di retinoblastoma, nonché per valutare prognosi e risposta ai trattamenti. Una ‘biopsia liquida’ vera e propria, messa a punto da Jesse Berry dell’University of Southern California di Los Angeles, e colleghi. I risultati sono stati riportati su JAMA Ophthalmology.

Retinoblastoma: lo studio

Berry e colleghi hanno valutato diversi casi di retinoblastoma tra il 2014 e il 2015. I ricercatori hanno isolato DNA libero in sei campioni di umore acqueo dagli occhi di tre bambini, due dei quali sono andati poi incontro a enucleazione, ovvero asportazione dell’occhio. La valutazione dell’umor acqueo da campioni prelevati dall’occhio asportato avrebbe mostrato variazioni del materiale genetico compatibili con quelle tumorali. Inoltre, una mutazione nonsenso su RB1 da un bambino sarebbe stata identificata dai campioni di umor acqueo ottenuti nel corso dell’iniezione di melfalan, corrispondente alla caratterizzazione del tumore fatta secondariamente.

L’aspetto più interessante di questa ricerca è avere finalmente accesso al DNA tumorale, senza doverlo prelevare tramite biopsia dall’occhio – spiega Berry – Questo studio dimostra che l’umor acqueo ha un enorme potenziale come surrogato della biopsia classica. Questo è un primo passo verso la medicina di precisione nei bambini affetti da questa forma di cancro mortale”, ha concluso.

Secondo William Harbour dell’University of Miami School of Medicine, “il risultato più sorprendente è che una piccola quantità di liquido prelevato dalla parte anteriore dell’occhio può contenere abbastanza frammenti di DNA tumorale sufficienti a determinare con precisione valori relativi al retinoblastoma, collocato nella parte posteriore dell’occhio. L’affinamento di questa tecnologia potrebbe migliorare notevolmente lo standard di cura – ha aggiunto l’esperto – identificando in modo oggettivo quali pazienti possono beneficiare di trattamenti e dovrebbero effettivamente andare incontro a enucleazione primaria”.

Mentre Irina Belinsky, della NYU Langone Health di New York, ha spiegato che “anche se i risultati sono stati riportati solo su un piccolo campione, la conclusione è eccitante. Forse uno studio multicentrico potrebbe aiutare a convalidare questi risultati promuovendo i significativi progressi fatti finora”.

I test genetici possono prevedere il retinoblastoma

I test genetici possono prevedere il retinoblastoma

Ottobre 25th, 2017 Posted by Informazioni sul Retinoblastoma No Comment yet

La storia che vogliamo raccontarvi oggi parte dall’India ed è quella di Meena e delle sue due figlie, di uno e quattro anni, Lata e Isha. A entrambe è stato diagnosticato il retinoblastoma. La figlia maggiore aveva già perso un occhio a causa del cancro. Per questo motivo, su consiglio di un altro genitore, la famiglia si è recata all’ospedale di Kamineni per la consulenza genetica. Ed è proprio da qui che parte la prevenzione.

Prevedere il retinoblastoma: i test genetici

Il retinoblastoma è un cancro frequente nei bambini di età inferiore ai cinque anni. Infatti, costituisce il 3% di tutti i tumori pediatrici a livello globale.

Si verifica a causa della mutazione nei geni – il materiale ereditario che viene dai genitori. L’RB1 è un gene che impedisce la formazione e la progressione del tumore. Nelle persone con mutazione del gene RB1, le cellule retiniche si moltiplicano in maniera incontrollabile per formare un tumore.

Le due bambine di Meena avevano la mutazione di questo gene. Ulteriori prove hanno rivelato che la mutazione proveniva proprio dalla madre e che, quindi, c’era un 50% di possibilità che il suo terzo figlio avesse la stessa malattia.

Prevedere il retinoblastoma: l’eredità

Il Retinoblastoma ereditario può essere individuato in un feto attraverso un processo chiamato test genetico prenatale. Per la prova i medici prendono una piccola quantità di tessuto dalla placenta della madre attraverso un metodo chiamato “Chorionic Villus Sampling” (CVS) o prelevano del fluido amniotico che circonda il feto. Da qui estraggono il DNA fetale dal campione materno e fanno un test di sequenziamento di prossima generazione (NGS) e l’analisi bioinformatica. Questa combinazione, unita all’interpretazione clinica, può aiutare i medici a identificare la mutazione che causa il retinoblastoma nel feto.

Prevedere il retinoblastoma: la prevezione

Il tumore, se diagnosticato in tempo, può essere trattato, salvando così l’occhio e la vita del paziente. Mentre il tasso di successo nel trattamento dei casi di retinoblastoma è del 93% nei paesi europei e del 96,5% negli Stati Uniti, il tasso di sopravvivenza media nei paesi in via di sviluppo è del 40-79%.

 

salute degli occhi: 10 falsi miti

10 falsi miti sulla salute degli occhi

Ottobre 18th, 2017 Posted by News No Comment yet

La vista è un bene prezioso perché permette di raccogliere oltre l’80% delle informazioni che ci giungono dall’ambiente. È uno dei cinque sensi, forse il più importante, e va salvaguardato con un’adeguata prevenzione e una corretta informazione. Ecco un piccolo promemoria con cui vogliamo sfatare 10 falsi miti sulla salute degli occhi ricordando a tutti l’importanza di sottoporsi a visite periodiche dall’oculista.

  1. Quando non vedi bene basta prendere un paio di occhiali da vista già pronto: Falso. In caso di problemi di vista è fondamentale fare una visita dal medico oculista che valuterà lo stato di salute degli occhi, la necessità o meno degli occhiali o darà altre indicazioni. Mai affidarsi al fai-da-te in questi casi.
  2. Stare troppo di fronte ad uno schermo fa male agli occhi: falso. Il computer, la tv e i cellulari non danneggiano l’occhio, ma è importante rispettare pause regolari di riposo e avere una buona illuminazione (senza riflessi) per evitare di affaticare la vista.
  3. Gli occhi storti non sono curabili: falso. Lo strabismo, soprattutto in età pediatrica, è un campanello d’allarme: bisogna andare subito dall’oculista e individuarne le cause.
    Può essere anche un importante segnale associato all’ambliopia (occhio pigro): la diagnosi prima dei 6 anni consente un recupero totale del visus grazie alla riabilitazione, l’occhio che vede bene deve essere bendato al fine di incoraggiare quello pigro a lavorare di più.
    Se lo strabismo si manifesta per un difetto rifrattivo occorre mettere delle lenti. In alcuni casi si può intervenire chirurgicamente sui muscoli oculari.
  4. Allattare al seno fa calare la vista: falso. l nesso non è scientificamente dimostrato. È fondamentale, comunque, mantenere una buona idratazione durante l’allattamento (bere almeno due litri d’acqua al giorno).
  5. Portare troppo gli occhiali peggiora la vista: falso. Al contrario è vero che si affatica la vista se non si portano gli occhiali prescritti dall’oculista.
  6. Al mare e in piscina si possono sempre mettere le lenti a contatto: falso. Non è così, anzi è sconsigliabile. Infatti le lenti a contatto possono contaminarsi e predisporre maggiormente a cheratiti e congiuntiviti. Chiunque ne facesse uso e avesse un contatto con l’acqua è opportuno che le levi immediatamente e le butti via.
  7. Fare il laser guarisce la miopia e permette di non portare più gli occhiali: falso. Il laser corregge il difetto di refrazione (la miopia), ma le caratteristiche anatomiche dell’occhio miope non cambiano. Ciò significa che i soggetti che si definiscono “ex-miopi” devono continuare a fare regolarmente le visite oculistiche di controllo. Inoltre non è detto che si eliminino del tutto gli occhiali e, anche se l’intervento laser ha avuto esito positivo, in seguito potrebbe essere necessario rimetterli.
  8. Operarsi di cataratta è pericoloso: falso. Si tratta dell’operazione chirurgica più eseguita al mondo e l’intervento presenta elevati livelli di sicurezza. Naturalmente, come per ogni trattamento chirurgico, non si possono escludere delle complicanze.
    Allo stato attuale normalmente non viene eliminata la necessità degli occhiali, però c’è la possibilità di impiantare lenti intraoculari (IOL) multifocali che potrebbero persino consentire di farne a meno.
  9.  La cataratta si opera sempre col laser: falso. Si tratta di un intervento chirurgico che si effettua in sala operatoria utilizzando un microscopio operatorio, un macchinario dedicato (il facoemulsificatore) e altri strumenti chirurgici. Al momento, tuttavia, in pochi centri si utilizza il laser per alcune fasi dell’intervento.
  10. Parlare di diottrie è lo stesso che parlare di decimi o di gradi: falso. Le diottrie sono l’unità di misura del difetto di vista (miopia, ipermetropia, astigmatismo, presbiopia) e possono avere segno negativo o positivo. Esprimono, in sintesi, il valore delle lenti correttive che annullano il difetto. Non esistono i “gradi” di vista, ma bisogna parlare invece di acuità visiva. Per quantificarla si utilizza una scala decimale che va da 10/10 (dieci decimi), ossia il massimo, fino a 0/10 (zero decimi) ovvero assenza di vista. Le diottrie, quindi, non sono sinonimo né di decimi né di gradi.

A cura del Ministero della salute.

giornata mondiale della vista iniziative 2017

Giornata mondiale della vista: diamo luce al buio

Ottobre 11th, 2017 Posted by News No Comment yet

Prevenzione, cura e riabilitazione visiva: un patrimonio da garantire a tutti.

In occasione della Giornata Mondiale della Vista 2017, che si celebrrà domani 12 ottobre 2017 in tutto il mondo, in Italia sono state prganizzate diverse iniziative gratuite in un centinaio di città italiane, con distribuzione di materiale informativo, incontri divulgativi, check-up oculistici gratuiti.

Giornata mondiale della vista: un deficit mondiale

La vista è il senso più importante perché permette di raccogliere oltre l’80% delle informazioni che ci giungono dall’ambiente. A questa affermazione, che trova tutti concordi, non corrisponde però una prassi sanitaria che consenta alle persone che non accusano problemi di vista di sottoporsi a controlli oculistici con una certa regolarità.
Le ultime stime su cui sta lavorando l’Organizzazione Mondiale della Sanità relative ai deficit della vista, non ancora pubblicate, riportano la quantità e distribuzione nelle diverse aree del pianeta: nel mondo ci sono 227 milioni di persone con una ipovisione grave e sono 25 milioni i ciechi per malattie non curabili.
In Italia i ciechi sono stimati essere circa 362 mila e circa un milione e mezzo gli ipovedenti.
Il numero di persone con una malattia oculare che li spinge a cercare e ricevere cure oftalmologiche o refrattive (occhiali) sarebbe nell’ordine dei 3 miliardi di persone, a cui si deve garantire l’accesso a cure di qualità ed in tempo per proteggere la loro vista.

Giornata mondiale della vista: un bene prezioso da tutelare sempre

Per questo da molti anni la nostra asociazione, insieme all’Agenzia Internazionale per la Prevenzione della Cecità cercano di rendere alla portata di tutti le informazioni sulle patologie oculari, le terapie e i servizi a disposizione. In poche parole si impegna perché la prevenzione e la cura delle malattie oculari, così come la riabilitazione visiva, siano accessibili a tutti.
La giornata mondiale della vista, celebrata il secondo giovedì di ottobre, rappresenta il momento più importante per ricordare alle istituzioni e alla popolazione che la vista è un bene prezioso da tutelare sempre.

Via: oculistaitaliano.it

eye see, il casco che aiuta i non vedenti

Eye See: un casco innovativo per aiutare i non vedenti

Ottobre 4th, 2017 Posted by News No Comment yet

Dalla Cina arriva uno casco in grado di aiutare le persone ipovedenti o affette da cecità. L’Eye See è il frutto del lavoro di cinque studenti.

Si tratta di un elmetto il cui componente principale è un radar laser, simile a quelli che vengono utilizzati dai sistemi di guida automatica montati sulle automobili di nuova generazione: può effettuare una scansione omnidirezionale completa a 360°, identificando e segnalando ostacoli nel raggio di 3 metri tramite un particolare segnale acustico.

Eye See: quali compiti può svolgere

  1. Aiutare la persona descrivendo ciò che vede, permettendo così al non vedente di ottenere indicazioni dell’oggetto o della persona che ha di fronte. Tutto questo accade grazie ad una piccola Intelligenza Artificiale di cui è dotato l’elmetto, che tramite il riconoscimento di un’immagine può, ad esempio, descrivere i colori dei vestiti indossati da chi si ha di fronte, o ipotizzare grossomodo l’età della persona, effettuandone una descrizione verbale.
  2. Riconoscere gli ideogrammi cinesi e quindi leggere in modo preciso ed accurato ad alta voce. Questo permette di aiutare non solo chi non vede, ma anche le persone ipovedenti nella lettura di libri, riviste, cartelli.

Eye See: un casco diverso dagli altri

Caschi destinati a persone con problemi visivi erano già stati utilizzati in precedenza, in particolare quelli denominati Sonic Eye, che consentivano agli utenti di tenere traccia del loro raggio di azione, utilizzando un sistema basato sull’echolocation, utile per determinare quanto lontano o vicino fossero da un oggetto.

Ma, con il suo software di riconoscimento di testi e immagini, questo casco sembra essere decisamente qualcosa di molto più innovativo e migliorativo.

Finora i cinque studenti hanno depositato ben 17 brevetti, e pare che non vogliano minimamente fermarsi, continuando a lavorare sull’ottimizzazione del sistema per rendere il casco un supporto che sia possibile produrre in serie, diventando quindi facilmente accessibile a chiunque abbia problemi di cecità o ipovisione.

Fonte: Ninjamarketing

Screening oculistico bambini

Screening oculistico pediatrico: quando e come effettuarlo

Settembre 27th, 2017 Posted by News No Comment yet

L’occhio e l’apparato visivo rappresentano la nostra finestra sul mondo. Numerose sono le patologie sia dell’occhio sia di altri organi che possono interferire con lo sviluppo della vista e compromettere a volte in maniera irreversibile la funzione visiva. Gli screening oculistici hanno lo scopo di individuare queste patologie oculari in maniera semplice e non invasiva.

Screening Oculistico Peditrico: primo controllo

Il primo screening va effettuato alla nascita attraverso il test del riflesso rosso in campo pupillare che può essere eseguito dal Neonatologo o Pediatra presso il Punto Nascita prima della dimissione del neonato.
La sua funzione è di estrema importanza e serve ad individuare malattie gravi quali: il retinoblastoma (tumore oculare che può compromettere non solo lo sviluppo visivo, ma mettere a rischio anche la sopravvivenza del piccolo), la cataratta congenita, il glaucoma congenito, la retinopatia del prematuro. La diagnosi precoce di queste malattie permette un trattamento tempestivo che può migliorare lo sviluppo della visione e limitare i danni di vista permanenti. In presenza di sospetto clinico di una di queste patologie sarà l’oculista pediatra che dovrà effettuare una valutazione completa e attivare l’appropriato percorso terapeutico.

Screening Oculistico Pediatrico: passi successivi

Entro i 3 anni di età è raccomandato uno screening visivo che serve ad escludere difetti refrattivi o di vista, presenza di ambliopia (definita in maniera colloquiale come “occhio pigro), strabismo o anomalie della motilità oculare. Questo screening, che deve essere eseguito dall’ortottista e dall’oculista pediatra, si basa sull’impiego di test molto semplici e di rapida esecuzione che sono fondamentali nel diagnosticare difetti che, se corretti in tempo, non limiteranno il fisiologico processo di sviluppo della visione.

Fonte: ospedalebambinogesu.it

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